Gianni Mattioli

Il primo viaggioOra non lo ricordo, ma mi piace ricordare l’ultimo fino ad ora. È questo – da Roma a Firenze, direi – perché questa vicenda di convincere i miei concittadini è importante, bisogna riappropriarsi di uno strumento di democrazia diretta come il referendum. È un unico viaggio, continuo, da tre mesi a questa parte, in cui l’esperienza del rapporto con l’Italia che si sta trasformando in una democrazia tecnologica e con una popolazione che – lasciata la scuola – ha orrore delle quattro operazioni base, mi riserva sempre delle sorprese, divertenti o meno.

Il viaggio più avvincente
Nel 1973 partecipai con un collega ad un congresso di fisica a Dublino e poi pensammo di girare lungo la costa nord dell’Irlanda e poi riscendere giù e tornare in Inghilterra. Fu avvincente, non solo perché quelle coste sono bellissime, ma anche perche giravamo per un paese occupato dagli Inglesi; era l’Irlanda per cui il solo sapere che noi eravamo italiani ci faceva ricollegare al Papa e la famiglia ci cedeva il proprio letto. C’era questo straordinario connubio di una fede molto politicizzata e di questa gente che lottava per la propria indipendenza. Nel frattempo, mi arrivò un telegramma di una “cara fanciulla” che mi diceva di aspettare un bambino e allora decidemmo che era il caso che ci mettessimo seriamente a vivere insieme. E da allora il ragazzino è cresciuto a dismisura e io sono sempre più innamorato di mia moglie.

La città o il luogo preferiti
È dura ma se devo proprio scegliere dico che – pur essendo nato a Genova – ne sono scappato sotto le bombe, preso da mia madre che pensò bene di portarci da sua madre a Perugia. Mio padre era in una sorta di confino in Sardegna. Se devo dire di dove sono, non mi verrebbe da dire genovese, ma direi perugino. È la città che continuo ad amare, una città stupenda, un vero gioiello, in cui ho passato ore nelle sue splendide gallerie d’arte a copiare i quadri. A Perugia mi sento davvero a casa mia, e “so parlà pure perugino”!

Il libro preferito
L’ultimo libro che ho letto mi è piaciuto molto. Non posso dire che sia il mio preferito, ma ora sono sotto l’influenza dell’ultimo libro letto, che è Il male oscuro di Berto, l’ho letto con molto ritardo, ma è straordinario come Berto sia riuscito a metter insieme gli aspetti di una scienza, la psicanalisi, con una vicenda umana tragica e avvincente. Mi ha fatto capire un po’ di più dello spessore delle vicende psicologiche che tutti noi attraversiamo.