Metropolitana di New York

Nell'affollato vagone della metropolitana, il fattorino telegrafico stava schiacciato dorso a dorso contro un donnone biondo che odorava di profumo "Mary Garden". Gomiti, tacchi, spalle, natiche si urtavano a ogni scossa del treno urlante. Il berretto sudato della Western Union ricevette un colpo che lo mandò di traverso. Poter avere una femmina simile, una femmina simile varrebbe la pena di un disastro ferroviario, e i lumi spenti, e un tamponamento... Sì che potrei averla, se avessi faccia tosta e quattrini. Col rallentare del treno gli cadde addosso; lui chiuse gli occhi, non respirò più, il naso incollato al collo di lei. Il treno si arrestò. La folla lo trascinò fuori dagli sportelli.
Stordito, salì barcollando in superficie, dove occhieggiavano le luci dei caseggiati. Broadway brulicava di gente. A due, a tre, dei marinai oziavano all'angolo della Novantaseiesima Strada. Mangiò da un salumaio due panini imbottiti, uno al prosciutto e uno al salame di fegato. La donna al banco aveva i capelli color burro, come la ragazza della metropolitana, ma era più grassa e più vecchia. Masticando la crosta dell'ultimo panino, salì con l'ascensore fino al Giardino Giapponese. Sedette pochi minuti, col tremolio dello schermo negli occhi. Santo Dio, troveranno buffo veder qui un fattorino telegrafico in uniforme. Meglio che me la batta. Andrò a portare i miei telegrammi.
Scese le scale, serrando la cintura. A passi pesanti risalì Broadway sino alla Centocinquesima Strada, poi si diresse verso Columbus Avenue, osservando con cura mentre camminava porte, scale antincendio, finestre, cornicioni. Ecco il posticino adatto. Solo al secondo piano brillavano le finestre. Suonò il campanello del secondo piano. La serratura si aprì da sé, stridendo. Salì correndo. Una testa di donna apparve, dai capelli arruffati, la faccia arrossata dal calore dei fornelli.
"Un telegramma per Santiono".
"Non abita qui".