Antonella Cilento

Il primo viaggio
Il primo viaggio che io ricordi è stato in Sardegna, a La Maddalena. La mia nonna materna, che ha 95 anni, è di quell’isola. Credo avessi cinque o sei anni la prima volta che abbiamo preso il traghetto delle Ferrovie dello Stato per andare in Sardegna. Poi c’era l’isola nell’isola, La Maddalena, da raggiungere in auto fino ad Arzachena e in traghetto da Palau. Di questo primo viaggio ho memoria confusa con gli altri innumerevoli viaggi fatti per tornare lì ogni estate. E’ il viaggio della mia vita, probabilmente, infatti è al centro del romanzo che ho appena concluso dopo sette anni di tribolazioni… Era bellissima La Maddalena degli anni Settanta, quasi senza turisti, selvaggia, inospitale, era come un’isola esotica e pericolosa. In quel viaggio, che cominciava a Civitavecchia con le auto alzate dalla gru per entrare nella stiva e procedeva fra nausee, mal di mare e eventi accessori, quasi tutti angoscianti, ma terminava sulle spiagge senza stabilimenti e senza bagnanti, nel mare di un azzurro accecante, mi sono giocata gran parte del mio immaginario di adulta e di scrittrice.

Il viaggio più avvincente
Forse è stata la Romantische Strasse in auto con i miei genitori nell’adolescenza. Ma non si può scegliere facilmente fra la prima volta a Parigi e la prima volta in Puglia o in Sicilia: emozioni fatte di opere d’arte, di musei, di chiese, soprattutto. Vienna e il Kunstistorische Museum. Il Petit Palais quando conteneva ancora gli Impressionisti. Bruges e Gand. Ma anche i viaggi fatti nella mia stessa città, Napoli, dove non smetto mai di viaggiare, ogni giorno, nel tempo e nello spazio.

La città o il luogo preferiti
La città preferita è quella in cui vivo. Ho trovato bellissima e invitante Siracusa, che aveva fatto da sfondo mai visitato per uno dei miei romanzi, “Una lunga notte”, e abbacinante per altri versi Venezia: sono conquistata dalle città insulari o peninsulari, incluse Otranto e Taranto. Trovo triste e bellissima Palermo. Ma in tutte, per dire la verità, cerco qualcosa di Napoli…

Il libro preferito
È un mix tagliato di Bulgakov, “Il Maestro e Margherita”, dei racconti di Hoffmann, dei libri di Stevenson (tutti), dei racconti di Anna Banti e di Anna Maria Ortese. Ma è una circoscrizione limitante: non si tratta di un libro solo, è piuttosto un panorama al tramonto che mi vedo sempre davanti quando penso alla felicità della lettura. Libri come sensazioni, aspirazioni. Forse come colori: azzurro e bordeau insieme, o forse il verde smeraldo di Rohmer.