L'alternativa nomade

A Tom Maschler
Holwell Farm, Wotton-under-Edge, Gloucestershire – 24 febbraio 1969

Caro Tom,
mi hai chiesto di mandarti una lettera sul mio progetto di un libro sui nomadi. Non posso fare una storia dei nomadi. Non posso fare una storia dei nomadi. Per scriverla ci vorrebbero anni. Comunque, voglio che il libro abbia un tono generale e non specialistico. La domanda a cui cercherò di rispondere è: “Perché gli uomini vanno girovagando invece di starsene fermi?”. Ho proposto un titolo – L’alternativa nomade. Ovviamente non lo useremo. È un titolo troppo razionale per una materia che fa appello a istinti irrazionali. Per il momento ha il vantaggio di suggerire che la vita del nomade non è inferiore a quella del cittadino stanziale. Devo cercare di vedere i nomadi come si vedono loro, guardando alla civiltà non invidia o diffidenza. Per civiltà intendo “vita nelle città”, e per persone civili quelle che vivono nell’ambito di una civiltà urbana che sa leggere e scrivere.
Tutte le civiltà sono basate sull’irreggimentazione e su un comportamento razionale. I nomadi sono incivili, e tutte le parole usate tradizionalmente nei loro confronti sono cariche di pregiudizi civili – randagio, vagabondo, instabile, barbaro, selvaggio ecc. I nomadi erranti hanno per forza di cose un’influenza disgregatrice, ma il biasimo di cui sono oggetto è sproporzionato al danno materiale che causano. Questo biasimo è razionalizzato e giustificato con una falsa pietà. I nomadi sono esclusi; sono dei reietti. Caino “errò sulla superficie della terra”.