Mende e Stevenson

SIV

C’è un posto in Francia, proprio all’inizio del Massiccio centrale. È un parco nazionale, patrimonio Unesco. È il parco delle Cevenne. Qui Robert Louis Stevenson ha camminato a dorso di un asino. E qui, tra queste gole attraversate dal fiume La Mimente, ha passato oltre un mese camminando nei boschi e scrivendo uno dei libri che hanno inaugurato i diari di viaggio moderni e hanno anticipato l’attuale moda dei viaggi a piedi. Il libro si intitola “In viaggio con un asino nelle Cévennes” e qui c’è ancora oggi l’Espace Stevenson, un ricovero per camminatori e viaggiatori del turismo rurale e della montagna.

Tutta la zona è costellata di grandi alberi, spunzoni di roccia e costruzioni contadine, alcune delle quali molto vecchie, oppure edifici spettrali come il castello di Saint Julien d'Arpeon, ormai in rovina. Si attraversa questa strada piena di curve e sembra di poter tornare a una dimensione del viaggio che non dico somigli a quella del famoso scrittore, e tuttavia se ne respira ancora un briciolo di atmosfera, nella solitudine dei luoghi e nella beatitudine dei paesaggi che si dipanano per chilometri e chilometri, senza impedimenti di centri urbani a rendere prosaico questo itinerario nella natura.

 

Poco più a nord la città di Mende è il capoluogo della Lozere. Ed è qui che ogni anno si tiene un piccolo Salone del Libro, “M’ Lire”, che offre una vetrina ai piccoli editori della Francia centrale, alle associazioni dei lettori e ai tanti scrittori di queste parti. Nella recente edizione 2014 l’ospite d’eccezione per il tema del viaggio era il famoso ciclista francese Raymond Poulidor, vecchio leone delle due ruote che ha partecipato a tanti Tour de France senza mai vincerne uno, ma arrivando spesso secondo. Tanto che è stato chiamato anche “l’eterno secondo”. Poulidor è un personaggio sportivo molto popolare in Francia, per la sua aria bonaria di persona del popolo e alla mano. La sua carriera è stata importante, pur trovandosi in un periodo in cui gareggiavano con lui due fenomeni della bicicletta, Anquetil e Merckx.

 

Mende è una cittadina di quasi 15.000 abitanti, con un centro storico ancora delizioso, nonostante le sue mura punteggiate da torri (almeno 15 si dice) siano state abbattute tra il XVIII e XIX secolo. Immaginarla oggi con la cinta muraria ancora intatta dà i brividi, perché potrebbe essere una ulteriore, e forse più bella, Carcassone. Sì perché Mende conserva un duomo gigante, sproporzionato per il centro storico che lo ospita (un po’ come la vasta cattedrale di Colonia, in Germania, svetta su tutto il centro urbano di quella città). Ma questa era terra di Papa Urbano V e le relazioni del potere temporale, oltre che di quello religioso, sono state importanti nei secoli passati.

Architettonicamente il ponte vecchio di Mende e alcuni edifici con il tetto a forma di chiglia della nave esprimo tutta la caratterizzazione del luogo che, pur essendo al centro di una zona rurale della Francia profonda, mostra segni di eccellenza. Uno su tutti la presenza di molti scrittori che si sono dedicati nel corso dei decenni alla poesia e alla prosa. Il bardo di Mende, colui che ormai da tempo ne è il fulcro intellettuale e letterario è un professore del Liceo privato di questa città, Bernard Vanel, che ha raccolto antologie sugli scrittori francesi ed europei che hanno parlato della Lozere, ha scritto poesie e un fantastico “Abbecedario dell’Altrove” che raccoglie alcune perle di viaggio e di scrittura che speriamo siano pubblicate presto anche in Italia.

Dormire a Mende è possibile anche a costi contenuti. Si raccomanda, se non si ha in uggia il prossimo e la vita sociale, l’hotel Le Drakkar, proprio sulla piazza del Duomo. A piano terra c’è un pub omonimo che ogni sera ospita tanta gente e giovani di Mende per chiacchierare e bere. Le camere ai piani superiori sono spartane, ma pulite e funzionali. La vista sulla piazza e l’adiacente prefettura danno quel bel colpo d’occhio che non guasta mai in un breve soggiorno.

Per una cena deliziosa, punteggiata da ottimi vini rossi, si consiglia il ristorante “Au vieux pont”, proprio vicino al fiume in una vecchia casa terratetto, con gli infissi color rosso, l’interno rustico e ben arredato. La presentazione del menù è alla lavagna (come spesso avviene in Francia) e i piatti della tradizione occitanica sono da gustare in compagnia.