Sulle tracce dei Re Magi

di Franco Cardini

Dal 2 al 13 agosto del 2002 un gruppo di quarantatré persone ha fatto un viaggio  da Milano a Colonia, lungo l’itinerario della traslazione delle reliquie dei Re Magi, avvenuta nel 1164. Il fatto a prima vista potrebbe apparire stravagante, ma con qualche spiegazione può essere capito e giustificato.

L’ultima notizia che abbiamo circa i Re Magi ci informa che, dopo aver adorato  Gesù Bambino, per altra strada ritornarono alle loro terre: è quanto ci dice Matteo, l’unico degli evangelisti che parla di questi personaggi fornendoci le poche informazioni certe che abbiamo al loro riguardo (Mt 2, 1-12). Matteo tuttavia non ci dice da dove venivano, limitandosi a parlare di “oriente”, quanti erano, come si chiamavano, come seppero che quella stella era la “sua” stella, per usare  l’aggettivo che compare nel testo evangelico.

Sui Re Magi sorsero ben presto leggende e tradizioni sulla cui veridicità e sui fondamenti delle quali non abbiamo né certezze né indizi sicuri: non possiamo tuttavia liquidare questo patrimonio di notizie come  infondate tout court, perché la loro antichità e certi aspetti di plausibilità ce le fanno apparire, almeno in parte,  probabili o verosimili.

Fu Giovanni di Hildesheim, carmelitano che scrisse fra il 1364 e il ’75 la Historia Trium Regum, a raccogliere in questa opera il compendio  di quanto era stato accolto nella cultura europea della vastissima letteratura più o meno fantasiosa sui Tre Re. Circolarono così nella cristianità i nomi dei Re Magi, le loro età, i loro paesi di origine e soprattutto le loro vicende, o presunte tali, dopo il loro ritorno in oriente. Si racconta, infatti, che questi personaggi, folgorati dalla manifestazione divina nella stalla della Natività, tornati ai loro paesi vissero cristianamente e quando S.Tommaso andò a  evangelizzare i popoli orientali li incontrò, li battezzò e li consacrò vescovi nelle rispettive comunità. I tre vescovi vissero a lungo e alla loro morte, avvenuta a brevissima distanza l’uno dall’altro, furono sepolti insieme e poco dopo proclamati santi.

Durante le sue ricognizioni in Terra Santa, S.Elena, madre dell’imperatore Costantino, oltre ad aver ritrovato i legni della vera Croce e il luogo della crocifissione, ebbe anche la ventura di ritrovare le sepolture dei Re Magi, i cui corpi incorrotti furono traslati a Costantinopoli nella basilica di S. Sofia.

Secondo la tradizione, prima del VII secolo queste reliquie furono portate a Milano, in seguito alla donazione che l’imperatore di Bisanzio fece al vescovo milanese Eustorgio. Il viaggio di queste reliquie, avventuroso e per certi aspetti miracoloso, si concluse con la loro collocazione nella basilica milanese che poi prese nome di S. Eustorgio e che in seguito fu nota come la chiesa dei Santi Re.

Siamo entrati ormai nel campo delle notizie storiche.  La permanenza a Milano delle reliquie dei Tre Re durò fino al 1164, anno in cui Federico Barbarossa, dopo aver distrutto la città, la volle ulteriormente punire e umiliare privandola dei santi cimeli. L’imperatore dette ordine al suo cancelliere Rainaldo di Dassel di trasportare in Germania le sante reliquie  e di collocarle nella cattedrale di S. Pietro della città di Colonia, di cui Rainaldo era vescovo. All’imperatore non premeva solo il possesso delle reliquie, ma stava a cuore soprattutto nobilitare le sue terre di  origine con la presenza di un sicuro richiamo devozionale e indirettamente legittimare la sua autorità con il controllo diretto sulla chiesa in cui erano conservati i corpi dei primi santi re della cristianità.

Il viaggio di Rainaldo di Dassel è stato oggetto di congetture e di ipotesi, ma secondo le più recenti ricerche pare sicuro che il percorso compiuto abbia toccato dapprima Pavia, poi Vercelli (da cui Rainaldo scrisse una lettera in cui si accenna alla traslazione), poi attraverso la Val di Susa  abbia attraversato la Savoia e, dopo una tappa a Chambery, abbia fatto sosta a Vienne, dove il vescovo di Colonia partecipò ad un locale concilio.  Il convoglio si diresse poi in Borgogna e da qui, oltrepassata Besançon, verso le terre alsaziane dove il Reno offriva una comoda via d’acqua fino a Colonia

I milanesi ricordarono per lungo tempo i Re Magi con processioni e con sacre rappresentazioni, ma ben presto cominciarono anche a percorrere la strada da Milano a  Colonia per andare a ritrovare le loro perdute reliquie, inaugurando così una via di pellegrinaggio che  fu nota come “il viaggio dei Re Magi”. Per brevità di percorso questa via non seguiva i tortuosi itinerari di Rainaldo di Dassel, ma attraverso il S. Gottardo, il S. Bernardino o lo Spluga, dopo aver oltrepassato i cantoni della Svizzera centrale e la Foresta Nera, puntava direttamente sulla valle del Reno e su Colonia.

Vi sono pertanto due itinerari dei Re Magi: uno storico e uno devozionale. Il primo coincide col percorso che le reliquie fecero nel 1164, l’altro con la pluralità delle strade che i pellegrini percorsero, partendo da Milano o semplicemente facendovi tappa, per arrivare alla cattedrale di Colonia. D’altronde in poco tempo le reliquie dei Re Magi fecero di Colonia una delle mete di pellegrinaggio più frequentate di Europa.

Il viaggio che abbiamo compiuto  ha individuato il percorso storico come itinerario di andata e quello legato ai successivi pellegrinaggi da Milano come via di ritorno. L’attraversamento di questi territori ha consentito la scoperta delle tracce ancora esistenti  di queste vicende, che hanno lasciato ricordi nella toponomastica, nell’arte, nella liturgia e in molti altri campi. Insieme ai luoghi dove si svolsero queste importanti pagine di storia, sono state visitate anche zone molto belle e città di grande interesse, come Strasburgo, Colmar, Aquisgrana, Sciaffusa, e regioni di grande significato paesaggistico coma la Savoia, la  Borgogna, l’ Alsazia, la valle del Reno e la Foresta Nera.

 Il viaggio inoltre non si è esaurito solo nelle dimensioni storica e turistica. Lungo il percorso c’è stata l’opportunità di soffermarci in luoghi ricchi di significati spirituali (come Taizé, Paray le Monial, Ronchamp) e di interpretare  il nostro andare come una forma di moderno pellegrinaggio.

 Inoltre non va dimenticato che il 2002 è stato l’anno dell’euro, una data certamente storica nel processo di costruzione dell’Europa, e che il viaggio ha offerto  l’occasione per riflettere anche su queste tematiche. Siamo stati ricevuti a Strasburgo nella sede del parlamento europeo e abbiamo fatto una sosta a Maastricht, in Olanda, dove fu firmato il famoso trattato.

Significativa sotto questo profilo anche la visita ad Aquisgrana, dove annualmente si assegna un premio all’uomo politico che maggiormente si è impegnato per l’Europa e dove si trova la tomba di Carlo Magno, personaggio che non a torto può essere considerato uno dei primi costruttori dell’idea d’Europa.