L'Africa non è nera

Tra poco la diligenza per l'Africa lascerà il porto, colma sino al soffitto di bauli, valigie, fagotti, casse, ceste, mamme, bambini, coloni, operai. I cavalli scalpitano impazienti, battono gli zoccoli sull'azzurro selciato marino, nitriscono nell'aria acerba. S'ode persino uno schioccar di frusta, ed è forse lo schiocco del vento nelle sartie e nei tendoni, E' proprio una diligenza, questo piccolo piroscafo che tra poco partirà alla volta di Massaua e di Assab: ed è come se dicessi alla volta di Abbiategrasso, di Cerignola, di Bagnacavallo. Un'antica e bonaria diligenza di paese, di quelle che percorrono le strade maestre fra un borgo e l'altro, fra un mercato e l'altro, e ogni tanto scompaiono nell'insolente nuvola di polvere  di fumo che gli autotreni si lasciano dietro le spalle.
La gente che si affolla sul molo è la solita gente che nelle piazzette dei nostri paesi, ombreggiate di begli alberi vivi, si raccoglie intorno alle diligenze quando il vetturino monta a cassetta: voci di saluto rimbalzano dal molo alla nave, come palla di gomma. Frotte di ragazzi si rincorrono sul ponte del piroscafo, si sporgono dalle murate, e uno stuolo di piccoli cani li inseguono a coda ritta, abbaiando festosi a quel lieto frastuono, a quegli odori strani, a quel nuovo tumulto. CIgolano le gru, dondolano appesi ai paranchi, grappoli di ceste, di culle, di materassi, di macchine agricole, trofei di vanghe e di zappe, aeree panoplie di rastrelli e di falci. Gli scaricatori di porto vociano, si chiamano, corrono qua e là con le braccia protese, guardando in alto. [...]
Le case e le capanne di Adua tremano nel solleone. La strada è deserta. Ogni tanto qualche indigeno attraversa la piazza, là in fondo. I piedi cauti sollevano lente nuvole di polvere. Lassù è il ghebbì di Ras Sejum, lassù, nella diruta chiesa di San Giorgio, è la tomba di Re Teodoro. Il fotografo, che ha la sua bottega in una baracca accanto alla trattoria, mi indica il luogo dov sorge l'Albero della Giustizia. Alle pareti pendono ritratti di guerrieri, di capi, di autisti, di militi; una grande fotografia di Badoglio e di De Bono vicino al ritratto  dei due figli di ras Sejum. Pallidi, sbiaditi, incerti nel candore della luce. Il fotografo è un giovanotto piccolo e magro, mi parla con rimpianto del tempo di guerra, di Adua piena di soldati e di autisti, di quella ricca età ormai trascorsa per sempre.
- Non tornerà più - mi dice a voce bassa.
- Certamente no - gli rispondo.