Italiani in gita

Una particolare meraviglia del viaggio si legge soprattutto sui volti di quelli che vanno in gita. "Gli italiani in gita", come direbbe Paolo Conte. Ma anche qui in Portogallo [...] quelli che la domenica fanno la gita a Fatima o nelle località di mare, e in Francia quelli della periferia parigina che la domenica vanno a vedere la cattedrale di Chartres. Esistono ancora "le gite", anche se sono destinate a sparire. Più di una volta sono andato ad aspettare l'autobus di ritorno da qualche parte, fingendo di aspettare qualcuno anche se non aspettavo nessuno, per guardare le persone che scendevano. Sul volto hanno meraviglia, eccitazione, stanchezza, a volte non sono più tanto giovani, qualcuno ha portato anche i nipoti più grandicelli. Mi piace guardarle, queste persone: hanno davvero fatto un viaggio, anche se solo di poche centinaia di chilometri. Magari, non so, dal mio paese in Toscana sono andati ad Assisi o sul lago Trasimeno. E il viaggio ce l'hanno negli occhi assonnati dove è rimasto il disagio e l'allegria di quella breve evasione. Invece, al contrario, mi è capitato di ossevare certe giovani coppie, oggi, che magari non hanno mai visto gli Uffizi o il Colosseo e che quando si sposano vanno in viaggio di nozze alle Seychelles o alle isole Comore. Quando tornano, sul loro volto non c'è scritto niente. Del resto, cosa ci fa uno alle isole Comore? Sono solo abbronzati. Lo stesso risultato l'avrebbero ottenuto standosene seeduti nel cortile di casa o sul terrazzo.