Francesco Pinto

Il primo viaggio
I primi viaggi sono quelli della “villeggiatura” quando si partiva per un piccolo paese, di solito quello natìo di uno dei genitori, per quelle estati infinite che hanno segnato intere generazioni. Il mio era (è) Villammare, una piccola marina in fondo al Cilento.
Da Sorrento, dove vivevamo, a lì erano poco meno di 300 km, ma questo non significava che non fosse un viaggio lungo, avventuroso e senza autostrada con una macchina carica fino all’inverosimile e con una madre che tentava di distrarre me e mio fratello dal mal d’auto con storie e giochi. Non ci riusciva mai e noi iniziavamo a rimettere anche l’anima non appena la statale 18 iniziava a inerpicarsi sulla montagne!

Il viaggio più avvincente
Con una Gilera 125 fino a Sapri a 18 anni appena compiuti: era il viaggio dell’indipendenza (e non avevo ancora letto Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert Pirsig) e di una estate traditrice che invece di donarmi sole e vento caldo sulla faccia mi offrì otto ore di pioggia per la quale non ero culturalmente preparato e soprattutto equipaggiato.

La città o il luogo preferiti
Sono quelle che non hai ancora visto e che forse non visiterai mai.

Il libro preferito
A questa domanda non riesco a rispondere. Posso solo citare qualche autore della mia vita di lettore “disordinato”: Stevenson, Simenon, King, Fenoglio, Calvino, Sciascia, Benioff, De Lillo, Capote, ecc.